G. M. Merloni, Castelli, Torri e Luoghi fortificati del Tortonese antico, Sette Giorni, 1989, pp. 176-177:

Il paese, che faceva parte del Vescovato di Tortona, fu sempre sotto la diretta signoria dei Vescovi della città. Sorse addossato ad un colle, sui cui sorgeva un complesso di fabbricati, a forma di rettangolo, detto «Castello», ma che più propriamente rappresentava un ricetto, utilizzato nei tempi più antichi per la protezione della popolazione rurale del luogo.
Era circondato da fossato, con una sola piccola porta d’accesso, che si apriva su di una via stretta e ripida. Non vi era rocca signorile, ma solo case-forti, che costruite sull’orlo del fossato, lo serravano da ogni lato con funzioni di mura.
A meridione di questo isolato è collocata una bassa torre-colombara dai caratteri medioevali.
Dopo essere stato espugnato nel 1642 dai Francesi e nel 1706 dalle truppe tedesche del gen. Helbach, allorchè il paese venne saccheggiato ed incendiato, il ricetto subì gravi danni per il terremoto del 1828, che interessò principalmente la fascia collinare del Tortonese.
Attualmente dell’originaria costruzione rimangono ancora in piedi sia la porta d’accesso che i resti di alcune costruzioni di antica fattura.
MARLIANO o MARIANA
In questa località esisteva un fortilizio, detto Castel Marliano, investito nel ramo dei signori De Cassano, che diede origine alla nobile famiglia Artoni. Risulta citato in un atto notarile del 22 luglio 1524, a rogiti di Corrado de’ Bigurri, con cui il nobile Antonio de Galli del q. Tommaso di S. Agata, qui dimorante a causa della peste che regnava nello Stato di Milano, faceva testamento, nominando erede suo nipote Beltramino.
Detto atto fu stipulato, appunto, presso la chiesa di Castel Marliano.
L’edificio venne fatto ricostruire dal Vescovo M. Marliano (1461-75), al quale Galeazzo Sforza in data 11 febbraio 1471 concedeva l’autorizzazione a proseguire e terminare la costruzione della «Marliana», ma senza mura, porte e fossati propri di una fortezza.
Il fabbricato, incendiato e danneggiato da soldati spagnoli negli ultimi decenni del XVI secolo durante la nota vertenza giurisdizionale, che oppose i Vescovi di Tortona al governo di Milano, fu nuovamente riedificato da mons. Maffeo Gambara.
Esso persiste nelle sue attuali strutture come villa rurale fortificata, circondato da ripe ed alte muraglie, in cui si apre un’unica entrata.

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