Legè V.,  Fra Marciano da Spineto e Fra Pasquale da Groppo, Laici Cappuccini, Tortona, Rossi, 1909.

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“Fra Marciano nacque a Spineto il 30 settembre 1802, ultimogenito di Antonio Artana e di Marta Bonissone e, al battesimo amministratogli da don Francesco Gabino, ebbe il nome di Pietro Antonio. I suoi fratelli furono: Lorenzo, i cui discendenti dimorano a Spineto; Margherita, che soposò Giacomo Antonio Damilano di Villaromagnano; Luigi, che andò ad abitare a Gremiasco; Giovanni, morto celibe; Carlo, che si trasferì a Villaromagnano, dove si trova la sua discendenza; e Angela, maritata in Bonissone.
Il nostro Pietro Antonio, cresciuto in quella famiglia di costumi patriarcali, nella semplicità della vita campestre, sentì nel fior dell’età la voce del Signore che lo chiamava a servirlo nello stato religioso; il 21 settembre 1822 vestì l’abito francescano e, l’anno appresso, compiuto il noviziato, professò la Regola serafica del convento dei PP. Cappuccini di S. Barnaba in Genova dove, nell’amore della preghiera e della ritiratezza, nel dispregio delle comodità e delle cose terrene, nella carità e compassione verso i miseri, nelle fatiche del suo stato e nell’esatta osservanza della regola divenne ben presto modello di vita religiosa.
La provincia cappuccinesca di Lione, dopo lo scompiglio prodotto dalla rivoluzione francese, era stremata di soggetti e non poteva più osservare la vita regolare, perciò il Generale dell’Ordine mandò in Francia dall’Italia un drappello di religiosi, di cui fece parte anche il nostro Fra Marciano il quale, nei conventi di Lione, della Chapelle des Brotteaux e in altri, con la sua vita mortificata, con le fervide preghiere, con l’esempio delle più belle virtù contribuì mirabilmente a far risorgere e rifiorire quella provincia.
Richiamato in Italia, continuava a risplendere tra i suoi confratelli per la pratica delle virtù religiose, quand’ecco nel 1866 la legge di soppressione degli Ordini Religiosi viene a disturbarlo nella pace del suo convento ed egli, temendo di non poter continuare nell’osservanza della regola professata, cerca e trova un asilo in quella stessa provincia che aveva aiutato a risorgere.
Ma quel volontario esilio non durò a lungo imperocchè, cessata la confusione del primo momento cagionata ai veri religiosi da quella legge infausta e assicurato che avrebbe potuto attendere anche nel convento di S. Barnaba alla sua professione religiosa, lieto e contento Fra Marciano vi fece ritorno.
Avanzavasi negli anni e come sole che coll’elevarsi sull’orizzonte più luminosi spande i suoi raggi, così Fra Marciano cresceva in santità e perfezione; era un semplice laico, non nutrito di studi, non fornito di dottrins, pure quando andava per le vie della città a fare le provviste pel convento, molti facevano a gara di avvicinarlo, di compiscerlo,di toccarne per devozione l’abito povero e logoro e, sebben quotidiane fossero le ue fite in città, nondimento era un accorrere frequente di persone a S. Barnaba per conferire con Fra Marciano, per chiederlo di consiglio, per confidargli le loro pene edaverne conforto e raccomandarsi alle sue orazioni.
Ogni anno era solito venire da Genova a Spineto e a Villaromagnano per visitarvi i fratelli e i nipoti e, benché vecchio, il lungo viaggio lo faceva a piedi; l’ultima sua visita fu nell’autunno del 1879; era vegeto e sano e nulla fsceva preresagire la prissima sua fine, pure nel liceniarsi da’ suoi cari diede loro l’ultimo addio perché, diceva, non si sarebbero più riveduti su questa terra.
A Genova attese, come prima, al disimpegno del suo ufficio quando, il 23 dicembre di quell’anno, venne colto da paralisi polmonare, cui non valsero a superare i più efficaci rimedi dell’arte salutare ed egli, vedendo avvicinarsi l’ora estrema, lieto e sereno come colui che teneva già il suo cuore distaccato da questa terra, chiese e ricevette con sentimenti di viva fede e pietà edificante  Ss.mi Sacramenti quindi, dato un dolce addio ai circostanti, si raccolse tutto nella preghiera e il mattino seguente, vigilia del Santo Natale, placidamente spirò, per andare a ricevere il premio dei giusti.
Questa morte quanto fosse preziosa agli occhi di Dio, ben si rese manifesto dal fatto che, diffusasi in città la notizia, si presentò al Convento una persona fino allora sconosciuta offrendosi a fare le spese per dare al defunto un’onorevole sepoltura nel cimitero di Staglieno, e un’altra persona, venuta a cognizione di questo disegno, volle concorrere nelle spese allo scopo di rendere il deposito più dignitoso: quelle pie persone erano le signore Angela e Maria sorelle Piccardo e il Cav. Pipia.
Sul sepolcro di Fra Marciano venne apposta un’iscrizione latina la quale suona così: Qui giace Fra Marciano da Spineto, converso cappuccino, uomo giusto, che morì in Genova nel cenobio di San Barnaba alli 24 dicembre 1879, in età d’anni 77, mesi 2, giorni 24, di cui passò in religione anni 57. Vale, anima soavissima…“.